2018 - AVVOCATO TIZIANA CHIAPPONI

AVVOCATO TIZIANA CHIAPPONI
Studio Legale
Diritto Civile - Commerciale, Diritto di Famiglia, Diritto
Tributario, Diritto del Lavoro, Diritto Penale
Polizza responsabilità civile Ass.Generali nr. 343324042

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Avv. Tiziana Chiapponi
Articoli 2018
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Pignoramento e blocco pensioni a chi non paga cartelle esattoriali: novità 2018.

Le novità introdotte con la legge di bilancio 2018 in materia di riscossione e crediti esattoriali. Con la legge di bilancio 2018 si sono introdotte delle novità in materia di crediti esattoriali che interessano anche i pensionati. Nel dettaglio, per assicurare la riscossione dei crediti esattoriali la PA può effettuare un blocco dei pagamenti fino alla soglia di 5mila euro. Spieghiamo meglio quindi quali effetti avrà tale misura partendo proprio dalla recente circolare Inps del 12.03.2018 n.1085. Tale circolare precisa innanzitutto che sarà concesso più tempo all'Agenzia delle entrate riscossione per procedere al pignoramento: non più 30 giorni ma 60 giorni. In questo arco temporale, quindi, la PA sospende l'ordinativo di pagamento in favore del contribuente interessato. Procede quindi a chiedere all'Agente della Riscossione se il contribuente beneficiario è debitore di somme per l'omesso pagamento di una o più i cartelle di pagamento. L'agenzia delle Entrate riscossione risponde entro 5 giorni e in caso di risposta positiva ha 60 giorni di tempo per attivare la procedura di riscossione. Tale termine serve sia a consentire la notifica dell'atto di pignoramento sia a permettere al privato inadempiente di adempiere. Il blocco resterà per 2 mesi dalla comunicazione del debito da parte dell'agente di riscossione alla PA se l'ordinativo di pagamento a cui si riferisce è stato emesso a partire dal 1/03/2018, ma anche per ordinativi emessi prima, se i 30 giorni non sono ancora trascorsi alla medesima data.

Blocco della pensione a chi non paga le cartelle esattoriali: i dettagli
Per quanto riguarda la categoria dei pensionati, invece, coloro che  hanno maturato debiti con l'Agenzia Entrate Riscossione per cartelle di pagamento non saldate, possono vedersi sospesi gli accrediti della pensione in loro favore. Sarà infatti l'Agenzia Entrate Riscossione, ex Equitalia, a verificare e controllare i debiti erariali superiori a 5mila euro, ma anche inferiori a tale limite (e non più 10.000).

Ecco quindi che una volta verificato ciò la prestazione viene accantonata e il relativo pagamento della pensione sospeso per un massimo di 60 giorni. In detto termine, anche in questo casi l'Agente della riscossione può attivare la procedura di pignoramento. Stesso discorso vale non solo per le pensioni ma anche per le indennità di fine rapporto e di fine servizio. Restano salve le prestazioni assistenziali, le rendite Inail e le prestazioni erogate per conto di  altri soggetti. Evidenziamo che benché l'Inps, in tali casi, possa quindi non erogare l'assegno pensionistico, deve comunque rispettare dei limiti. Ovvero deve essere accantonata solo una parte della pensione pari ad una volta e mezzo l'assegno sociale. Il massimo pignorabile è quindi 1/5, detratto il minimo vitale. Nel caso non vengano rispettati tali limiti di pignorabilità, il pensionato può comunque sempre rivolgersi ad un avvocato e fare ricorso mediante un'opposizione all'esecuzione. Un'eventuale ricorso in autotutela non sospende di certo i termini per il ricorso al giudice.

Cassazione: «Sostituzione di persona: è reato usare su Facebook le foto di altri» 02.02.2018
02.02.2018

La Corte di Cassazione, V Sezione Penale, ha confermato a una trentenne di Pordenone la pena patteggiata di quindici giorni di reclusione, convertita in un multa da 3.750 euro, per il reato di sostituzione di persona (articolo 494 del codice penale). La donna aveva utilizzato la foto di un'altra persona come immagine del suo profilo Facebook.


Affitto in Nero!!!
05.02.2018

La principale conseguenza della locazione in nero è l'inesistenza del contratto. Quindi, una volta considerato inesistente il contratto, deve essere considerata inesistente anche la clausola che impone all'inquilino di pagare il canone di affitto. Il risultato, quindi, è che l'inquilino ha diritto a chiedere la restituzione di tutte le somme corrisposte dall'inizio della locazione. L'art. 2033 c.c., infatti, stabilisce che "chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato", ossia di richiederne la restituzione. Questo è l'orientamento seguito dalla Cassazione nella sentenza n. 25503 del 2016. Tuttavia, si segnalano anche altri orientamenti giurisprudenziali, che ritengono comunque dovuto al proprietario l'indennizzo per occupazione senza titolo, ferma restando la restituzione dell'eccedenza all'inquilino.


Annullato Pignoramento dello stipendio per debiti esattoriali di oltre 20.000,00 EURO.
Altro successo dell'Avv. Tiziana Chiapponi. 25 gennaio 2018

A seguito della notifica da parte di Equitalia del pignoramento di 1/5  dello stipendio fino alla concorrenza di euro 20.000,00 il contribuente depositava ricorso a patrocinio dell'Avv. Tiziana Chiapponi. Rigettata l'istanza di sospensione dal G.E. del Tribunale di Latina, il contribuente proponeva reclamo. All'esito di detto giudizio la sezione Collegiale del Tribunale di Latina annullava il pignoramento presso terzi non ritenendo provata la notifica delle cartelle di pagamento e, comunque, risultando evidente agli atti l'intervenuta prescrizione dei crediti ivi indicati. In conseguenza di ciò il contribuente sta richiedendo la restituzione dell'indebito nonché il risarcimento dei danni subiti al nuovo Agente della Riscossione.

Aprilia, quando i cittadini devono sostituire il Comune: ecco i cartelli d'avviso per le buche.
22 gennaio2018. "Da FB"

Una situazione deprecabile a scapito di tutti gli utenti. Sperando che ciò possa indurre la P.A. a prendere immediati provvedimenti lo studio legale Avv. Tiziana Chiapponi informa che il Comune di Aprilia è garantito per tali eventi da una polizza assicurativa che interviene a ristoro dei danni subiti dagli utenti in presenza di responsabilità da attribuire al Comune per cattiva manutenzione stradale. Pertanto se siete rimasti vittima di danni dovuti alla cattiva manutenzione stradale da parte del Comune di Aprilia o di altri Comuni non esitate a prenotare la vostra sessione di colloquio presso li studio legale Avv Tiziana Chiapponi. Insieme potremmo valutare di intraprendere anche azioni collettive essendo l'Avvocato responsabile di Noi Consumatori  Movimento Antiequitalia sede di Aprilia.  Fonte: ilcorrieredellacittà.com/news

8 gennaio 2018 da "FB".
I genitori che pubblicano le fotografie dei figli minorenni sui social  network sono avvertiti:

il Tribunale di Roma (ordinanza del 23 dicembre 2017, procedimento 39913/2015) ha stabilito che non solo il giudice può ordinare la rimozione delle immagini, ma anche il pagamento di una somma di denaro in favore dei figli. Il caso è quello di un sedicenne che ha chiesto tutela contro una madre troppo “portata” a post e commenti web su di lui; ora non potrà più farlo, pena un salasso di 10mila euro. Si tratta di un precedente unico in Italia che detta un principio di diritto forte a tutela dei minori; tuttavia sono già molte le decisioni che hanno costretto i genitori a disattivare i profili Facebook dei figli o a rimuoverne le foto pubblicate nelle proprie pagine social o persino sul profilo Whatsapp.Tanto che le disposizioni che regolano la gestione pubblica dell’immagine dei minori ora entrano anche nelle condizioni per separazioni e divorzi. La sanzione arriva in una vicenda finita più volte sul web e sui media. Di qui le numerose (e inascoltate) lamentele del figlio per l’esposizione della storia familiare e delle controversie giudiziarie tra i genitori e il disagio che lo ha portato a chiedere al giudice di proseguire gli studi negli Stati Uniti per potersi «rifare una vita». In sede di ascolto, il ragazzo aveva detto – parlando al responsabile del servizio sociale – «secondo lei una persona che dice di voler bene può scrivere queste cose?», mostrando schermate di pagine di social in cui la madre aveva inserito sue fotografie e diffuso dettagli su vicende personali.

Un precedente unico in Italia, che detta un principio di diritto forte a tutela dei minori, nel solco di numerose pronunce che negli ultimi anni hanno costretto i genitori a disattivare i profili Facebook aperti a nome dei figli o a rimuoverne le fotografie pubblicate nelle proprie pagine social. Tanto che le disposizioni che regolano la gestione pubblica dell’immagine dei minori da qualche anno sono entrate anche nelle condizioni dei ricorsi per separazione consensuale e di divorzio, per evitare controversie: i genitori si mettono d’accordo da subito sull’utilizzo delle foto dei figli sui social o come sfondo dei profili Whatsapp, in genere vietandone l’utilizzo e chiedendo l’omologa da parte del tribunale.

Il principio giuridico alla base di divieti e ordini di rimozione è semplice. L’articolo 96 della legge sul diritto d’autore (legge  633/1941) prevede che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso, salve eccezioni. Lo stesso dispone il decreto legislativo 196/2003 in materia di trattamento dei dati personali. La fotografia, come qualsiasi altro elemento identificativo, è un dato personale e non può essere diffuso se non c’è l’autorizzazione dell’interessato. In più i minori godono di una tutela rafforzata data dall’articolo 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia con la legge 176/1991.

 
I figli non fanno eccezione, anzi gli articoli 147 e 357 del Codice civile impongono ai genitori un dovere di cura e di educazione nei loro confronti che - tradotto e attualizzato - include anche la corretta gestione dell’immagine pubblica del minore. Se i genitori disattendono questi doveri può intervenire il giudice con sentenze che negli ultimi anni si sono mosse tutte nella stessa direzione: quella di tutelare i minori dai rischi di una sovraesposizione sui social.

Il 19 settembre 2017 il Tribunale di Mantova ha ordinato a una madre di non inserire le foto dei figli e di rimuovere quelle già pubblicate. E già nel 2013 il Tribunale di Livorno aveva prescritto la disattivazione di un profilo Facebook aperto a nome della figlia minore e l’eliminazione delle foto dal suo profilo. Eppure le questioni legate alla visibilità dei figli continuano a dividere i genitori, soprattutto in fase di crisi familiare, portando a chiedere ai giudici di pronunciarsi anche sui profili educativi.
 
Così a Trieste una coppia ha previsto nelle condizioni di divorzio regole sul divieto di far usare ai figli videogiochi violenti o smartphone connessi a internet. Mentre a Brescia il Tribunale ha disposto il divieto per i genitori non solo di pubblicare le foto della figlia minore su blog e social, ma anche di usarne le immagini per il profilo su WhatsApp.
 
Alla luce di questo orientamento, il genitore che voglia impedire l’uso da parte dell’altro delle fotografie del figlio può agire in due modi. O con un ricorso autonomo in base agli articoli 96 della legge sul diritto d’autore e 10 del Codice civile, o prevedendo condizioni ad hoc nel ricorso per separazione o divorzio. In caso di separazione giudiziale il giudice, già con i provvedimenti provvisori, potrà far valere i diritti dei figli minori, tutelandone la riservatezza. In ogni caso il tribunale potrà ordinare l’eliminazione delle foto o la disattivazione del profilo del minore, sostituendosi al genitore che ha dimostrato di trascurare i profili educativi legati al corretto utilizzo delle nuove tecnologie.

Oltre alla tutela di immagine e privacy del minore, le pronunce dei giudici hanno l’obiettivo di arginare i rischi più frequenti del web. Già nel 2014 la Cassazione, con la sentenza 37596, aveva definito i social come luoghi aperti al pubblico, potenzialmente pregiudizievoli per i minori che potrebbero essere taggati o avvicinati da malintenzionati.

La Cassazione, del resto, aveva già ritenuto che il consenso di uno dei genitori non potesse escludere l’illiceità della condotta di chi pubblica le foto del minore se la diffusione è dannosa. Il principio è condiviso dal Garante della privacy che, in più occasioni (e in linea con la Carta di Treviso del 1990), ha invitato a non pubblicare sui giornali i dati identificativi dei minori se non è essenziale per l’interesse pubblico della notizia.

Fonte "il sole 24 - ore.com"

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